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La dipendenza affettiva

Dipendenza affettiva: Nell’accezione comune la dipendenza viene quasi sempre connotata in maniera negativa associando all’opposto l’indipendenza alla possibilità, per l’individuo, di non essere vincolato a nulla e perciò libero. In realtà, ognuno di noi fin dalla nascita è coinvolto in una relazione di dipendenza con le figure di riferimento primarie ed in particolar modo con la madre. Sarà in questa relazione, se positiva, che il bambino potrà sentirsi riconosciuto in ogni suo aspetto emotivo, senza dover aderire a modelli mentali inconsci genitoriali che nulla hanno a che fare con le reali sue caratteristiche. E’ proprio questa dipendenza a consentire innanzitutto la sopravvivenza e, successivamente, uno sviluppo sano per cui diventa possibile intrecciare, nel futuro, relazioni soddisfacenti basate su una “sana” dipendenza. Possono esserci però delle distorsioni rispetto ad un andamento di questo tipo, che possono portare a forme di dipendenza affettiva patologiche: “Dei buoni amici dissero a mia madre che io ero triste, che mi avevano visto pensieroso. Mia madre mi strinse a lei con un sospiro: “tu sei così gioioso, sei sempre così canterino! Possibile che tu ti lamenti di qualcosa?”. Aveva ragione lei (…) mia madre continuava a dirmi che io ero il più felice dei ragazzini. Come potevo io non crederle dato che questo era vero?” (J.P.Sartre) La citazione, tratta dalla autobiografia di Sartre, allude ad una sua esperienza infantile di sentirsi come irrilevante e trasparente nel mondo della propria madre, e inautentico, nella impossibilità di differenziare sé stesso dalle aspettative inconsce di lei. Viene descritta una relazione rigida, insomma, che non consente il riconoscimento e l’assimilazione della differenza e della molteplicità fra il mondo psichico della...
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CTP Roma: la consulenza tecnica nel giudizio di separazione

Nell’ambito della separazione giudiziale, nei casi in cui la coppia non è d’accordo sulle modalità della stessa, sia in termini economici che per ciò che concerne il regime di affidamento dei figli minori – secondo l’art. 61 del Codice di Procedura Civile – il Giudice può avvalersi di esperti (psicologi, psichiatri o pedagogisti) dotati di cognizioni scientifiche particolari che possano contribuire a chiarire degli aspetti cruciali che emergono durante il procedimento. La consulenza tecnica: CTU e CTP a Roma In tutti i Tribunali Civili e dei Minori, e pertanto anche al Tribunale di Roma, l’esperto designato dal Giudice viene definito Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) e lo assiste per i singoli atti – o anche per tutto il processo – fornendo in udienza, o in camera di consiglio, gli eventuali opportuni chiarimenti. In particolare il Giudice, attraverso la formulazione di quesiti – che verteranno su una richiesta di approfondimento su aspetti psicologici e relazionali delle parti, oltre a indicazioni su soluzioni possibili e auspicabili per la vita futura dei genitori e soprattutto della prole – incarica ed orienta il lavoro del CTU. Nella fase di nomina e formulazione dei quesiti viene concordato, fra Giudice e CTU, un termine per presentare la relazione finale che, a seconda dei casi, varia dai 30 ai 90 giorni. I consulenti tecnici di parte: CTP a Roma. Dopo la nomina dell’esperto CTU le parti, solitamente su indicazione dell’avvocato, possono nominare un CTP (Consulente Tecnico di Parte) che ha il compito di assistere alle operazioni peritali con il fine di garantire la tutela dei diritti del proprio cliente. Il CTP è uno psicologo iscritto all’Ordine ed il suo ruolo all’interno della consulenza, oltre a quello appena descritto, è quello di facilitare...
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Ansia da prestazione sessuale: cosa è, effetti, soluzioni

Molto spesso si sente parlare di ansia legata alla prestazione sessuale, una definizione usata genericamente ma che spesso può risultare fuorviante, per questo motivo in questa sede proveremo a fare chiarezza e ad esporre le possibili cause legate a questa specifica problematica. Per ansia da prestazione sessuale intendiamo tutte quelle difficoltà di ordine psicologico che si traducono su un piano puramente fisico al momento dell’atto sessuale e il disturbo dell’erezione ne è il sintomo più comune. È chiaro che il disturbo erettile può avere diverse origini: determinato da una condizione medica generale, indotto dall’uso/abuso di sostanze oppure può avere un fondamento psicologico. Una volta accertato il fatto che il disturbo di cui si soffre non ricade nelle prime due casistiche ci si può occupare delle motivazioni psicologiche che scatenano questo tipo di disturbi. Ansia da prestazione sessuale e Cause dell’impotenza Helen Kaplan, sessuologa statunitense, identifica nell’eziologia dell’impotenza fattori specifici, che operano nel qui ed ora e fattori più profondi che hanno a che fare con la storia meno recente del soggetto: 1. Paura dell’insuccesso La paura dell’insuccesso consiste nel timore di non riuscire ad avere un’erezione; può essere dovuta a precedenti esperienze negative: una volta accaduto un episodio di impotenza questo meccanismo si ripropone nelle esperienze sessuali successive. Il soggetto sente poca fiducia nella propria sessualità anche se in genere non è compromessa la fiducia in altre sue capacità. Spesso la paura dell’insuccesso è legata ad altri timori, come quello di essere abbandonato (Kaplan, 1974) o ad altre fantasie, come quella di non essere amato dalla partner o di non essere amato a sufficienza. Del resto anche considerare la sessualità...

Ansia da Separazione nei Bambini: Sintomi e Interventi da Attuare

L’ansia da separazione è un vissuto che alcuni bambini sperimentano nel momento in cui sono alle prese con eventi che portano ad un allontanamento – seppur temporaneo – dalle figure di riferimento a cui sono legati affettivamente (il primo esempio che viene alla mente riguarda l’inserimento scolastico ma possono esserci molte altre occasioni per un bambino in cui può manifestarsi questa particolare reazione). L’ansia da separazione può comparire come reazione emotiva adeguata in un particolare stadio di sviluppo e crescita del bambino stesso. Essa infatti emerge nel momento in cui il bambino comincia a comprendere di essere un’entità separata e ben distinta dalle proprie figure di riferimento e nello stesso tempo acquista la consapevolezza che qualcosa o qualcuno continua ad esistere anche quando non è immediatamente visibile o raggiungibile (permanenza dell’oggetto). Perché l’ansia da separazione nei bambini possa divenire un vero e proprio disturbo (Disturbo d’Ansia da Separazione – D.A.S.) è necessario che i sintomi ad essa associati siano persistenti e comportino un disagio significativo o compromissione dell’area sociale e scolastica. I sintomi a cui si fa riferimento riguardano una gamma di preoccupazioni intense ed eccessive circa le persone care da cui il bambino si distacca (come la paura che possa loro accadere qualcosa di dannoso) e che, sul piano pratico, si traducono in riluttanza o rifiuto di andare a scuola o di prendere parte ad attività che prevedono l’assenza dei genitori. In particolare il pensiero preventivo della separazione può venire espresso dal bambino attraverso lamentele di sintomi fisici (mal di testa, dolori di stomaco, nausea o vomito). L’espressione “fisica” del disagio è l’unico mezzo a disposizione del bambino per segnalare uno stato interno di forte angoscia poiché non ha ancora gli strumenti per...