Rifiuto Genitore Figlio

Rifiuto Genitore Figlio

Il ruolo del ctu e del ctp nelle situazioni di problema relazionale genitore bambino

Introduzione

Nelle separazioni conflittuali spesso accade che si giunge ad avere bisogno di un consulente tecnico nominato dal giudice (CTU) per valutare le competenze genitoriali e le migliori modalità di affido, collocamento e frequentazione per i figli minorenni. Spesso questo è solo l’ultimo passaggio di una storia che ha visto i figli assistere a numerose ed accese contese tra i genitori. Pertanto in non pochi casi si assistono ad evidenti problemi di relazione tra i figli e i genitori. In particolare si rileva spesso il rifiuto di un figlio a frequentare un genitore (rifiuto genitore figlio)

Ciò che in modo più eclatante si rileva e che in modo più immediato preoccupa i diversi professionisti del settore è il problema relazionale che esita nel rifiuto del figlio nel voler frequentare o incontrare uno dei due genitori.

Questa problematica va ovviamente differenziata dalle situazioni in cui vi sono motivazioni oggettive per un rifiuto del figlio quali situazioni di maltrattamento o abuso.

Nelle situazioni in cui emerge un problema relazionale è dunque necessaria una competenza specialistica. Non ci si può improvvisare. Solo se si ha una competenza specialistica ci può essere la probabilità di aiutare questa famiglie. Viceversa ci può essere il rischio di generare ulteriori danni. È necessaria un’elevata competenza non solo per fare il ctu, ma anche nell’approfondire il tipo di difficoltà relazionali tra genitori e figli che possono emergere a seguito di una separazione.

PAS o Maltrattamento

Le cause per cui un figlio rifiuta un genitore possono essere molteplici. Questa affermazione apparentemente banale si rende tuttavia necessaria perché stiamo a fatica uscendo da un dibattito pubblico che ha avuto l’effetto di semplificare e ridurre di molto le questioni.

Finora si è risposto al fenomeno del rifiuto di un figlio verso un genitore con un logica dicotomica. O si era di fronte ad un genitore maltrattante e che pertanto veniva rifiutato dal figli. O di contro si era di fronte ad un genitore “alienante” ovvero che condiziona un figlio fino a fargli credere che l’altro genitore è maltrattante. Negli ultimi periodi c’è stata dunque una grande sensibilizzazione del tema. Questo ha però avuto l’effetto che quasi tutti i genitori che vengono rifiutati dai figli vengono a presentarsi come genitori “alienati”. Anche questa è stata una moda.

È invece importante differenziare di che tipo di rifiuto si tratta. Il rifiuto non è sempre la così detta alienazione parentale. È stata prima descritta come una “sindrome” (PAS, sindrome da alienazione parentale), ovvero un condizionamento operato da un genitore su un figlio affinché questi arrivi a disconoscere il suo legame affettivo con l’altro genitore. Anche se è stato negato il fondamento scientifico della PAS, tuttavia non si può escludere che in alcuni casi di fatto un genitore operi un condizionamento pervasivo nei confronti del figlio.

In definitiva, in entrambi i casi si tratta di MALTRATTAMENTO, sia che un genitore condizioni un figlio al fine di alienare l’altro genitore, sia che un genitore sia effettivamente violento.

Ma in entrambi i casi siamo di fronte a casi estremi, e dunque anche abbastanza riconoscibili.

Di seguito un breve decalogo da tenere sempre a mente nei casi di sospetta alienazione parentale:

  1. I genitori non sono sostituibili
  2. I bambini e perfino gli adolescenti, non hanno la maturità cognitiva per prendere una decisione così pesante (se vedere o non vedere un genitore)
  3. L’alienazione parentale è una forma di maltrattamento psicologico
  4. Il loro sviluppo dell’identità ne soffrirà
  5. Le loro relazioni da adulti ne soffriranno
  6. Conseguenze negative a lungo termine
  7. La ricerca mostra che essi non vogliono che la relazione finisca
  8. Gli interventi specifici per l’alienazione funzionano

Tuttavia nella prassi, sono molto più comuni i casi intermedi ed è dunque necessario cambiare il focus e spostare l’interesse sui minori. Diventa così prioritario approfondire il tipo di rifiuto o di problema relazionale che il figlio manifesta prima delle condotte genitoriali che lo possono avere indotte. Ora abbiamo l’esigenza di capire quali sono le motivazioni per cui questi figli rifiutano i genitori.

Le motivazioni alla base del rifiuto genitore figlio: perché i figli rifiutano i genitori?

Ecco alcune motivazioni:

– possono essere in relazione a specifici momenti o fasi evolutivi che il bambino sta passando. Vi sono momenti salienti in cui il bambino fa fatica ad allontanarsi da un genitore, tanto più dopo aver sofferto la disgregazione del nucleo familiare;

– può essere che il figlio percepisce un genitore troppo autoritario, rigido o poco empatico;

– nei casi in cui un genitore ha costituito un nuovo nucleo familiare, con un nuovo partner e nuovi figli, e il figlio può avere paura di allontanarsi da questo nuovo nucleo per paura di venirne escluso;

– ci può infine essere preoccupazione da parte del figlio che percepisce nel lasciare solo il proprio genitore, perché lo vede eccessivamente sofferente o bisognoso della sua presenza;

– c’è poi il caso riferito primo in cui può avere subito un maltrattamento o abusi, ma anche, prima della separazione può avere solo assistito a maltrattamenti da parte di un genitore verso l’altro;

– ci sono infine i casi in cui i comportamenti attuati da un genitore espongono direttamente i figli al conflitto portandoli a dover prendere un posizione di lealtà, cosa ovviamente insostenibile per un minore.

Rifiuto genitore figlio: i dati del fenomeno

Vengono qui di seguito riportati i dati di una ricerca svolta in Italia e presentata nel carso del webinar AIPG “Il ruolo del ctu e del ctp nelle situazioni di problema relazionale genitore bambino” dalla Prof. Maria Cristina Verrocchio. In bibliografia è riportato l’articolo in cui la ricerca è presentata in modo esteso.

La finalità della ricerca era di ampliare la conoscenza descrittiva del fenomeno. I dati sono stati raccolti da 14 tra psicologi consulenti tecnici nell’ambito di procedimenti giudiziari (CTU o CTP) sparsi nel territorio nazionale che hanno compilato una scheda in relazione a casi concreti di loro pertinenza in cui era presente una situazione di rifiuto di un figlio ad incontrare un genitore. In tutto i casi riferiti sono stati relativi 178 nuclei familiari, di cui sono stati esclusi 18 perché c’era stata una precedente denuncia risolta con condanna, mentre sono stati mantenuti quelli con denunce archiviate o ancora aperte. Questo per escludere situazioni in cui era sufficientemente certo che il rifiuto del figlio verso il genitore fosse da attribuire a condotte di maltrattamento da parte del genitore.

Tra le coppie considerate, nel 79% dei casi vi era un affidamento condiviso da entrambi i genitori, e nel 86% dei casi i figli risiedevano prevalentemente dalla madre (collocamento prevalente. Le coppie si erano separate tendenzialmente da più di due anni (61%), nella maggior parte dei casi avevano un solo figlio (61%), o due figli (29%). La ricerca ha riguardato in tutto 236 figli. Il rifiuto si manifestava nel 60% circa dei casi nella fascia di età superiore ai 11 anni. Inoltre la presenza di denunce o di contenziosi patrimoniali molto accesi erano molto diffuse, rispettivamente nel 52 e 41% dei casi. In una minoranza significativa di casi ci si trovava di fronte ad una seconda CTU.

Il rifiuto era rivolto non solo al padre, ma in una minoranza significativa di casi anche verso la madre (21,7%). Nel 75% dei casi la manifestazione del rifiuto si estendeva a tutti i fratelli (non era un singolo figlio a rifiutare un genitore, ma tutti i figli in blocco) e nel 58,6% dei casi il rifiuto era rivolto anche verso i nonni del ramo del genitore rifiutato.

Per quanto riguarda al modo in cui si manifestava o insorgeva il rifiuto, è stata rilevata questa casistica che in alcuni casi prevede più di una modalità contemporaneamente. Le modalità di insorgenza del rifiuto possono essere dunque relative:

– all’accettazione delle regole impartite dal genitore rifiutato (39,5%);

– disagio al distacco dal genitore prescelto; (48,4%)

– disagio durante la visita al genitore non collocatario/rifiutato (63,1%);

– rifiuto del pernotto presso il genitore rifiutato (73,2%)

– rifiuto delle visite al genitore rifiutato (76,4%)

Inoltre il rifiuto assume diverse dimensioni: può essere assoluto (41%); oppure avere frequenti manifestazioni di evitamento (43%); o infine sporadiche difficoltà (16%).

La durata del rifiuto nel maggior parte dei casi, quando si arriva in CTU, dura da più di un anno. Infine in corso di CTU non vi si ravvisa alcuna modificazione nel 38,85% dei casi, mentre nel 43% e nel 18% casi vi è rispettivamente un’attenuazione o una cessazione.

Prima della separazione nel 87,2% dei casi il rapporto tra il figlio e il genitore ora rifiutato era normale o buono. Viceversa il rapporto con il genitore prescelto è spesso di tipo fusionale, sia se è una madre (79,7%), sia se è il padre anche se con percentuali minori (50%).

Le dinamiche relazionali tra il genitore prescelto e la sua famiglia di origine sono comuni, sia quando il genitore è la madre o il padre, e sono caratteristiche di alta dipendenza, ostilità verso l’altro genitore da parte dei nonni, eccessivo coinvolgimento nella gestione dei nipoti e intrusività.

I comportamenti del genitore prescelto verso l’altro genitore non è sempre di esplicita svalutazione (59,2%), ma soprattutto implicito con critiche velate (87,9%): ad esempio si manifestano incoraggiando il figlio a disapprovare o screditare le regole, i valori e l’autorità del genitore; oppure esprimendo fastidio quando il figlio parla dell’altro genitore o distaccandosi emotivamente quando si mostra affettuoso verso l’altro genitore; o infine facendo sentire il figlio in dovere di scegliere tra sé o l’altro genitore; o ancora facendolo sentire a disagio quando trascorre del tempo con la famiglia allargata dell’altro genitore; chiamando per nome l’altro genitore inducendo il figlio a fare lo stesso o viceversa chiamando mamma o papà il proprio nuovo partner; infine confidando al figlio cose che non dovrebbe sapere in relazione al conflitto col genitore.

Il genitore prescelto tende a rispondere al rifiuto del figlio verso l’altro genitore in modo attivo solo nel 1,3% o tentando di convincerlo nel 21,7%, mentre accetta passivamente il rifiuto nella maggior parte dei casi (47,8%), o addirittura incoraggiandolo nel 29,3%.

Il profilo personologico e sintomatologico del genitore prescelto si mostra differente nel caso siano madri o padre: le madri tendono a mostrare ansia o tratti istrionici, mentre i padri a mostrare aggressività, tratti narcisistici, impulsivi e paranoidei.

Viceversa il profilo del genitore rifiutato nel caso delle madri si mostra con ansia, depressione, tratti dipendenti, istrionici e passivi-aggressivi; mentre nel caso dei padri rifiutati si tende ad avere tratti narcisisti.

Rispetto al possibile cambiamento si è riscontrato che quando il padre è rifiutato i casi in cui il rifiuto si mostra più refrattario al cambiamento sono quelli in cui vi sono delle denunce, in cui il padre si presenta impulsivo e che vi sono tratti paranoidi nella madre; viceversa nel caso della madre si ha a che fare ad un discontrollo dell’aggressività del padre; tratti paranoidei del padre e tratti passivi-aggressivi del padre.

Conclusioni della ricerca

Il primo dato importante da sottolineare, che va anche oltre alle impostazioni spesso ideologiche presenti nel dibattito pubblico, è che anche la madri, pur se in percentuali minore, vengono rifiutate.

Inoltre il rifiuto nella maggior parte dei casi si estende a tutta la fratria, diventa dunque un rifiuto da parte dell’intera prole.

In generale in queste situazioni c’è un elevata percentuale di denunce e questo compromette sensibilmente anche la possibilità di modificare il rifiuto.

Si è riscontrata un’elevata percentuale di genitori che soffrono, sia esso il genitore prescelto o quello rifiutato, e sono persone che non hanno la consapevolezza di ciò che fanno, hanno una serie di fragilità per cui sono convinti che non hanno un ruolo o responsabilità nel rifiuto del figlio.

La dinamica del rifiuto è la medesima a prescindere se è il padre o la madre così come la maggiore presenza di denunce e alcune caratteristiche personologiche.

Ulteriore elemento comune molto importante è la presenza di legami indifferenzianti con la famiglie di origine: sia nel caso di padri che madri, quando erano i genitori prescelti manifestavano dei legami di forte dipendenza con le rispettive famiglie di origine.

Questi dati sono molto importanti perché descrivono un fenomeno che manifesta alcuni tratti invarianti (caratteristiche di personalità dei genitori coinvolti in queste dinamiche, situazioni ad alta conflittualità con denunce o contenziosi patrimoniali, etc), ma soprattutto alcuni altri che variano e fanno intuire che siamo di fronte ad un fenomeno complesso fatto di tante sfumature. Questo diventa fondamentale per valutare e capire quale può essere la strada per un intervento migliore. È necessario comprendere le ragioni del rifiuto considerando tutte le possibilità elencate così come l’approccio sarà differente se è invece un condizionamento che può condurre più che a un rifiuto ad un’alienazione vera e propria: è alienazione solo quando sono presenti comportamenti di condizionamento da parte di un genitore. In tante altre situazioni sono situazioni sfumate.

Approfondimenti da effettuare con i minori in CTU rispetto alle situazioni di rifiuto genitore figlio

Al fine di valutare al meglio le differenti situazioni di seguito alcune accortezze su cosa si deve centrare l’analisi:

Le ragioni del rifiuto. I motivi riferiti dai bambini sono spesso fragili o deboli, oppure poco riferibili a pensieri e giudizi di un bambino (non vado da mamma o papà perché lì pavimento è rovinato). Razionalizzazioni deboli, superficiali, assurde: il figlio giustifica il rifiuto verso il genitore attraverso motivazioni deboli.

Le rappresentazioni dei due genitori: sono rappresentazioni polarizzate: il genitore prescelto è molto idealizzato e il genitore rifiutato molto svalutato. Siamo di fronte non solo al rifiuto del genitore, ma anche all’idealizzazione del genitore prescelto. Vi è dunque un’assoluta mancanza di ambivalenza. Questa funzionamento del pensiero (dicotomico è una distorsione cognitiva) e bisogna chiedersi se questa modalità la applica solo ai genitori o anche verso altre persone: verso gli amici? In CTU spesso rileviamo che questa modalità o solo riferita ai genitori. Ma a lungo andare questa modalità può irrigidirsi e diventare parte del funzionamento dei figli.

Il rapporto col genitore rifiutato anche nel passato/presento/futuro: come era in passato il rapporto? Spesso rispondono che non hanno alcun ricordo, gli si potrebbero mostrare delle foto e a volto rispondono che sono foto modificate, o scattate sotto costrizione. Rispetto al futuro il bambino afferma che non si può fare nulla per modificare la situazione. Indagando la dimensione temporale, si rileva una pervasività, il figlio alienato la estenda al passato, al presente e al futuro.

Il punto di vista rispetto al rifiuto. I figli affermano di essere loro stessi a non voler andare, non sono condizionati dal genitore prescelto. È il “fenomeno del pensatore indipendente” su questo si basa chi sostiene che non vada forzato o non si debba intervenire.

Come il figlio considera la separazione: si trova un appoggio automatico al genitore prescelto cui dà appoggio condizionato.

Il punto di vista del minore rispetto al genitore rifiutato (come secondo lui vive la situazione il genitore rifiutatro): afferma che non gliene importa nulla al geniotre, oppure lo colpevolizano (assenza di empatia verso l’altro geniotre).

Le espressioni del minore: tende ad usare un linguaggio adultizzato: scenari presi a prestito (non conosce il significato di quello che dice) ad esempio usa termini giuridici.

Le rappresentazioni del minore dei familiari del genitore rifiutato o prescelto; probabilmente osserveremo che l’ostilità che riguarda anche il ramo parentale o gli amici del genitore rifiutato.

Ecco alcune caratteristiche invece di un rifiuto “motivato”

Ci sono alcune situazioni in cui i figli rifiutano in modo giustificato un genitore, perché maltrattante o per altre ragioni che non sono riconducibili a dinamiche conflittuali della separazione. Alcune note differenti sono:

– distingue un prima e un dopo: ad esempio prima mia madre si comportava bene, ed era tranquilla, ma poi ha iniziato a comportarsi male con me;

– afferma di avere paura del genitore, o portando argomentazioni pensate, o non mostrando preclusioni assolute o manifestazioni parziali di affetto;

– manifesta poca aggressività verso il genitore rifiutato, più paura, inoltre ne sa riconoscere non solo i difetti ma anche i pregi, inoltre si prova sensi di colpa per il rifiuto che sente verso il genitore

– afferma che se il genitore cambia e si comporta bene vuole vederlo.

In generale nei bambini maltrattati si coglie un investimento emotivo nei confronti del genitore maltrattante con il quale, anche se si è comportato in modo violento, tende a voler mantenere una relazione.

Link Utili

Articolo della ricerca sul rifiuto genitore-figlio: Maria Cristina Verrocchio, Daniela Marchetti, Paolo Roma, Stefano Ferracuti; Caratteristiche psicologiche e relazionali in coppie altamente conflittuali coinvolte nell’alienazione genitoriale, Ricerche di Psicologia, 2018, Vol. 41 (4), 679-692

Webinar sul tema Problema relazionale genitore-figlio

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