Depressione in gravidanza: definizione, cause e sintomi

Depressione in gravidanza: definizione, cause e sintomi

La depressione in gravidanza fa male al bambino? Ha effetti sul bambino? Quali sono i sintomi e i rimedi? Nell’articolo parleremo nel dettaglio della depressione in gravidanza mese per mese.

Per depressione in gravidanza si possono intendere grosso modo due fenomeni che è utile distinguere:

  • Il primo è l’emergere di uno stato depressivo maggiore nel corso di una gravidanza. Con questo si intende uno stato psichiatrico che in modo più o meno evidente era presente prima della gravidanza. Su questo ci si può chiedere soprattutto quali sono i rimedi, se è possibile prendere dei farmaci e se questi danneggeranno il feto. Non essendo uno psichiatra non mi occupo di questo aspetto.
  • Il secondo fenomeno è invece l’emergere di uno stato depressivo, o anche di intensa tristezza o apatia, nel corso di una gravidanza. Qui mi occupo di questo: dei legami che ci possono essere tra gravidanza e l’emergere di sentimenti depressivi.

    Depressione in gravidanza: sintomi e fasi della gestazione

    A differenza della depressione post – partum, la depressione in gravidanza non gode di un riconoscimento ufficiale. Pertanto non sono stati individuati dei sintomi distintivi e specifici. I sintomi sono gli stessi che si possono riscontrare nelle diverse sindromi di depressione. Inoltre, mentre la depressione post – partum è collegata ad un evento singolo e ben individuabile (il parto), la depressione in gravidanza si collega alla gestazione che nella sua durata attraversa diverse fasi, ognuna caratterizzata da specifici cambiamenti corporei e psicologici.

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    Le 3 fasi della gravidanza

    Grosso modo si distinguono tre fasi, in base agli effetti che lo sviluppo del feto ha sullo stato mentale e della percezione del proprio corpo.

    1) Dalla scoperta della gravidanza ai primi di 3 mesi di gestazione

    La prima fase coincide con i primi tre mesi. C’è molta variabilità tra le donne incinta sul momento in cui decidono di ufficializzare agli altri ed indirettamente a se stesse che diventeranno madri. La maggior parte delle donne aspetta il terzo mese, ma alcune lo comunicano molto prima, mentre altre attendono fino a quando non è di per sé evidente.

    Ad ogni modo, i primi tre mesi sono quelli in cui la gravidanza non è ancora considerata del tutto sicura, e anche i cambiamenti corporei sono pressoché impercettibili. All’inizio della gestazione è normale riscontrare un’ipersomnia, la donna avverte il bisogno di dormire molto più del solito e ha sonno tutto il giorno. Questo non ha solo una funzione organica, ma anche psicologica dal momento che favorisce la prima identificazione della donna con il feto. Nonostante i momenti finali della gravidanza siano molto più impegnativi dal punto di vista fisico, non si riscontra un analogo bisogno di sonno come all’inizio. Oltre al desiderio di dormire, può essere comune un lieve ritiro affettivo o una leggera apatia.

    Il bisogno di dormire deve essere assecondato perché assolve una doppia funzione di protezione biologica e psicologica. L’eccesso di sonno, attraverso il funzionamento onirico, favorisce uno stato mentale più vicino a quello infantile e questo prepara la futura madre ad affrontare la gravidanza mentale di accogliere dentro di sé l’idea del bambino che verrà.

    Nei primi tre mesi, poiché le manifestazioni corporee sono minime, o se sono presenti sono sotto forma di nausee e vomiti, ancora non si avvia a livello cosciente il processo di costruzione immaginaria del bambino che verrà. Tuttavia si è riscontrato, soprattutto attraverso l’analisi dei sogni di donne nei primi mesi di gravidanza, che già a livello inconscio inizia l’elaborazione psichica della gravidanza.

    2) Dal terzo al sesto mese di gravidanza

    A partire dal 3° mese, quando diventano percepibili i movimenti fetali, la donna inizia a fantasticare sulle caratteristiche del futuro bambino. Questo è il momento ideale per fantasticare, il parto è relativamente lontano, la gravidanza inizia ad essere riconosciuta da tutti e questo comporta anche delle conferme sociali, infine i movimenti che la futura madre avverte costituiscono i primi spunti per entrare in relazione con il futuro bambino. La costruzione di un bambino immaginario è dotata di una realtà psicologica molto salda e tenace. Per questo è molto doloroso per una donna perdere un bambino in questa fase.

    La perdita più complessa da affrontare sarà propria costituita da quel bambino che ha immaginato senza avere avuto modo di elaborarne la perdita con il supporto dell’incontro con il bambino reale. Alcuni studiosi dello sviluppo hanno riscontrato che le caratteristiche che la futura madre immagina di attribuire al bambino variano con il procedere della gravidanza. Mentre all’inizio sono più propense ad attribuire caratteristiche del partner o di altri membri della propria famiglia, man mano che la gravidanza procede, tendono ad immaginare il bambino con delle caratteristiche più vicine alla propria personalità. Come se mano a mano sentissero sempre di più il bambino come proprio.

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    3) Dal sesto mese al parto

    Infine nella terza e ultima fase della gravidanza, a partire dal 6° mese, quando il volume della pancia aumenta a scatti, il momento del parto diventa una realtà con cui la gestazione mentale inizia a fare i conti. È questa la fase in cui sono più comune le angosce sugli aspetti reali del bambino. Al tempo stesso il processo immaginativo tende ad interrompersi, avviene una sorta di decostruzione di quanto si era immaginato, anche per favorire al massimo l’incontro con il bambino reale.

    Lo psicoanalista e pediatra inglese Donald Winnicott ha individuato nell’ultima fase della gravidanza l’emergere di uno stato mentale specifico e peculiare della donna che ha definito preoccupazione materna primaria. Questo stato si protrae fino a qualche mese dopo la nascita, e comporta la più totale e completa identificazione della madre con il bambino. Lo descrive come uno stato di follia normale: la sensibilità, la recettività della madre e il suo intuito nel comprendere i suoi bisogni è qualcosa di apparentemente anormale, ma che al tempo stesso funziona in modo tale da assicurare al neonato la sua sopravvivenza. Questo stato di preoccupazione comporta un impatto psichico non indifferente sulla personalità della donna e l’esito in stati di angoscia o depressione pre o post natale sono in gran parte determinati da questo. Gli aspetti ideali, immaginati nella fase precedente della gravidanza devono fare ora posto a questa totale identificazione della madre con il bambino reale. Questo impatto è ciò che più può causare problemi e difficoltà nelle future madri.

    Depressione in gravidanza: cosa succede?

    Considerando le diverse fasi si può ora comprender come la depressione in gravidanza può comparire in diversi momenti, per diversi motivi e con diversi significati.

    Più in generale, al di là di casi particolari, legati a situazioni che di per sé possono indurre ad uno stato depressivo (perdite o lutti, gravidanze non desiderate, etc), è comune che la futura mamma avverta un senso di tristezza che non è necessariamente patologico: il lavoro psichico richiesto per l’elaborazione di una nuova identità come futura mamma comporta infatti la rinuncia ad altri aspetti della propria identità. Questa rinuncia, per quanto sia una gravidanza desiderata o lungamente cercata comporta anche una perdita che può essere avvertita come tristezza.

    A questo proposito uno degli aspetti cruciali che la donna incinta si ritroverà ad affrontare sarà il rapporto con la propria madre. È nel corso della gravidanza che più che in ogni altro momento si ritrova a riflettere sugli aspetti di identificazione e contro identificazione con la propria madre; su ciò che sente le sia stato trasmesso o ciò di cui si è sentita privata; sul mandato che implicitamente la sua famiglia di origine gli ha consegnato di fondare un nuovo nucleo familiare o il senso di interdizione che avverte perché non si sente del tutto legittimata dai propri genitori. Il percorso del diventare madre si intreccia a più livelli con il proprio percorso personale di donna ed inevitabilmente ridà vita a fantasie infantili e dimenticate sull’origine della vita, sui giochi con le bambole o sui primi rapporti con i propri genitori.

    Come indagato in modo approfondito da alcune psicoanaliste (Langer, Veggetti-Finzi), alcune di questa fantasie attorno alla maternità o al diventare madri sono tuttora rimosse così come un tempo era rimossa l’importanza della sessualità. La maternità gode oggi di uno statuto idealizzato, di cui non è possibile parlar male o denunciare la sofferenza o il disagio, se non da un profilo strettamente medico o fisiologico. Per la stessa ragione la depressione in gravidanza, oltre per la sua proteiforme diversità insita nelle diverse fasi, è tendenzialmente sottostimata e poco accettata dalle donne stesse.

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    Depressione in gravidanza, ormoni e depressione post – partum

    Spesso la prima causa che si va cercare di fronte ad uno stato depressivo in gravidanza è il cambiamento indotto dalle variazioni ormonali.

    Su questo i risultati delle ricerche sono contraddittori e a volte paradossali. Le variazioni ormonali cambiano a seconda della fase di gravidanza e ciò che un tempo si riteneva protettivo di uno stato depressivo non si è rivelato tale: fino a poco tempo fa essendo del tutto misconosciuto il fenomeno degli stati depressivi in gravidanza si riteneva che il cambiamento ormonale avesse una funzione protettiva, antidepressiva e che al momento del parto, il conseguente improvviso cambiamento ormonale inducesse in molte donne il più riconosciuto fenomeno della depressione post-partum.

    Approfondendo le indagini epidemiologiche si è invece riscontrato che lo stato depressivo pre-natale è predittivo di uno stato depressivo post-partum. Come spesso accade, si tende a cercare la chiave lì dove c’è più luce invece che dove l’abbiamo smarrita. L’indagine delle determinanti psicologiche della gestazione è un terreno molto più oscuro e scivoloso, ma è ovviamente lì che si possono insinuare tutte le più varie manifestazioni di difficoltà e disagio che una donna può incontrare nel percorso del diventare madre.

    D’altronde questo è un cambiamento epocale per un donna, che la trasforma in qualcosa che rimarrà tale per tutta la vita e si ritrova ad affrontare questo compito nell’arco limitato e cadenzato della gestazione corporea.

    Approfondimenti sulla depressione in gravidanza

    Per approfondire il tema della depressione in gravidanza, consiglio la lettura dei seguenti testi:

  • Winnicott D.W. (1987), I bambini e le loro madri, Raffaello Cortina
  • Conversazioni radiofoniche, conferenze per genitori, infermiere ed ostetriche, in linguaggio semplice il grande psicoanalista svela quanto le madri già sanno intuitivamente dei loro bambini
  • Winnicott D.W. (1956), La preoccupazione materna primaria, in La pediatria e la psicoanalisi, Martinelli.

Breve saggio per specialista del settore in cui introduce il concetto di preoccupazione materna primaria

  • Stern D.N. e Bruschweiler-Stern N. (1998), Nascita di una madre, Mondadori

Anni di studi di psicologia dello sviluppo sulle madri e le loro prime interazioni con i bambini condensati in un breve volume divulgativo sulle fasi che comunemente attraversano le madri nel diventare psicologicamente tali.

  • Vegetti Finzi S. (1990), Il bambino della notte, Mondadori

Saggio sulle fantasie delle donne nel diventare madri attraverso diversi e poliedrici strumenti: una psicoanalisi infantile, un’indagine dei miti e una rassegna culturale e sociologica della modernità

  • Infine un graphic novel: Alison Bechdel, Sei tu mia madre?, Rizzoli & Lizard

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