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I disturbi post traumatici nel terremoto

Il Terremoto nel bambino e nell’adulto: i Disturbi Post Traumatici – Seconda parte.  Come abbiamo visto nella prima parte, una scossa di Terremoto può divenire “traumatica” e di conseguenza scatenare l’insorgenza di sintomi penosi, ben descritti nel Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM IV). In questa seconda parte, affronteremo il Disturbo Post Traumatico da Stress e il Disturbo Post Traumatico Acuto da Stress mentre, nella terza parte, sarà illustrata la Depressione e l’Iperattività – come possibili “reazioni” al trauma – e cosa possiamo fare per affrontare tali disagi e superarli.   Disturbo Post Traumatico da Stress La persona è stata esposta ad un evento traumatico nel quale erano presenti entrambe le caratteristiche seguenti: 1) la persona ha vissuto, ha assistito o si è confrontata con un evento o con eventi che hanno implicato morte, o minaccia di morte, o gravi lesioni, o una minaccia all’integrità fisica propria o di altri 2) la risposta della persona comprendeva paura intensa, sentimenti di impotenza, o di orrore. Nei bambini questo può essere espresso con comportamento disorganizzato o agitato. L’evento traumatico viene rivissuto persistentemente in uno (o più) dei seguenti modi: 1) ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi dell’evento, che comprendono immagini, pensieri, o percezioni. Nei bambini piccoli si possono manifestare giochi ripetitivi in cui vengono espressi temi o aspetti riguardanti il trauma 2) sogni spiacevoli ricorrenti dell’evento. Nei bambini possono essere presenti sogni spaventosi senza un contenuto riconoscibile 3) agire o sentire come se l’evento traumatico si stesse ripresentando (ciò include sensazioni di rivivere l’esperienza, illusioni, allucinazioni, ed episodi dissociativi di flashback, compresi quelli che si manifestano al risveglio). Nei bambini piccoli possono manifestarsi rappresentazioni...

Claustrofobia: da dove arriva

CLAUSTROFOBIA: DA DOVE ARRIVA I diversi studiosi che si sono occupati di claustrofobia, hanno formulato alcune ipotesi. Ora non vi dovete immaginare dei dottori in camice bianco e occhiali che osservano grandi gruppi di persone claustrofobiche, che somministrano loro questionari, o applicano elettrodi alla testa alla ricerca di evidenze scientifiche. La scienza psicoanalitica si basa sull’ascolto di ciò che dicono i nostri pazienti. È un ascolto controllato e rigoroso, nel senso che chi ascolta è uno psicoanalista allenato a tollerare, circoscrivere o più semplicemente contemplare l’effetto della propria soggettività nell’ascolto dell’altro. Si tratta quindi di un’obiettività, se proprio di obiettività vogliamo parlare, piuttosto speciale; a parere di alcuni, degli psicoanalisti ovviamente, l’unica cui conta veramente affidarsi quando ci si occupa di aspetti così ineffabili quali l’interiorità e i legami tra le persone. Qui di seguito non esporrò in modo sistematico queste ipotesi, ma cercherò di operare una sintesi. L’intento è quello di suggerire in chi legge più domande che risposte perché lo scopo ultimo è quello di appropriarsi della propria claustrofobia di modo che non appartenga più ad un libro di psicopatologia ma ad un aspetto della propria persona. Questo, ovviamente, per far sì che possa tramutarsi in qualcos’altro che non sia solo il terrore dei luoghi chiusi. Prendete in considerazione l’esperienza di non riuscire ad esprimersi: non è forse quella una situazione in cui ci si sente imprigionati in un’emozione che non ci si sente liberi di comunicare in parole? Se il problema della claustrofobia fosse connesso alla possibilità di esprimere emozioni di cui si teme di perdere il controllo? Altro esempio è il timore verso i propri...
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Come aiutare una persona che non vuole farsi curare

  Come aiutare una persona che non vuole farsi curare Accade sempre più di frequente che la richiesta di terapia o di sostegno psicologico non venga formulata direttamente dalla persona portatrice del disagio bensì da una persona a lui legata da un vincolo sentimentale o da rapporti di parentela. Ciò accade perché la persona che dovrebbe formulare una richiesta di aiuto, non sente la necessità e/o il bisogno di rivolgersi ad uno specialista in quanto il disagio di cui è portatore è egosintonico, (un problema non è avvertito come tale, per esempio il giocatore d’azzardo compulsivo non sente di avere un reale problema) oppure perché non ripone fiducia nell’efficacia di un trattamento psicoterapeutico o ancora perché il disagio di cui soffre è così acuto da non consentirgli di occuparsene. Il professionista chiamato in causa non dal diretto interessato sembra così trovarsi di fronte ad una domanda paradossale: come posso aiutare una persona che non desidera farsi aiutare? Sappiamo bene che non è realistico poter dare un aiuto a colui che non ne fa richiesta ma nella nostra prassi ci sembra comunque importante poter dare uno spazio di ascolto per colui che si è fatto portavoce del malessere altrui in quanto spesso queste persone sono quelle che maggiormente risentono e si sovraccaricano di angosce relative al coniuge/familiare che sta male: un marito alcoolizzato o dedito al gioco d’azzardo, un figlio o un fratello tossicodipendente, una figlia che non vuole uscire di casa o che ha smesso di andare a scuola, una moglie gravemente depressa o un familiare affetto da una patologia organica di una certa importanza.       Tutte...
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Disturbo ossessivo compulsivo: ossessioni e compulsioni

Oggi vorrei parlare di ossessioni e ossessività, quel tratto caratteriale che, se preso in piccola dose, può essere valorizzato alla pari della precisione e minuziosità necessaria a essere apprezzati sul lavoro e in famiglia, ma se eccede ci fa sconfinare nell’ambito patologico, diventando fonte di grave sofferenza sia per la persona che ne è affetta sia per coloro che la circondano. Disturbo ossessivo compulsivo: figure tipiche La figura tipica, nell’immaginario collettivo della persona affetta da disturbo ossessivo-compulsivo, è quella di una persona che è presa in maniera eccessiva da rituali che si ripetono ostacolando in maniera significativa le normali attività quotidiane. Ad esempio lavarsi le mani ripetutamente, controllare “ossessivamente” che il gas sia spento, accertarsi che la porta di casa sia chiusa ecc. non sono che alcune, ma forse le più conosciute, forme che questo disturbo può assumere: un esempio cinematografico che rende l’idea di questa varietà si può ritrovare nel film “Qualcosa è cambiato” dove, quello che viene messo in evidenza, riguarda la “compulsione” del protagonista ad intrattenere relazioni con donne molto più giovani di lui, forse proprio per non dover pensare ed affrontare le angosce relative all’invecchiamento e alla morte. In effetti questa è una prospettiva del disturbo molto più attuale e meno “manualistica” del disturbo ossessivo-compulsivo. Così come ci sono persone che spendono moltissimo tempo ed energie per cercare di addivenire ad una soluzione o a una scelta, sentita come estremamente difficoltosa, tanto da rimanere imbrigliati nel processo decisionale senza poter mai giungere alla realizzazione dei propri desideri. Ossessioni e compulsioni: le differenze Anche se, per definizione, l’ossessione e la compulsione vengono associati (si parla infatti di disturbo ossessivo-compulsivo) in realtà è utile chiarire che, pur avendo la stessa funzione – in termini di economia psichica – esse...
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Psicoterapia di Gruppo: obiettivi, tecniche e risultati.

La psicoterapia di gruppo, come quella individuale, è volta ad aiutare chi vorrebbe sviluppare le sue risorse nell’affrontare le difficoltà e i problemi della propria vita. Ma, mentre nella terapia individuale il paziente si incontra con una sola persona (il terapeuta), nella terapia di gruppo si incontra con un intero gruppo e un terapeuta (in alcuni casi due). La terapia di gruppo si focalizza sulle interazioni tra i partecipanti, in questo modo è possibile occuparsi a fondo dei problemi relazionali. L’obiettivo della psicoterapia di gruppo è aiutare a risolvere le difficoltà emotive ed incoraggiare lo sviluppo personale dei partecipanti al gruppo. Il terapeuta sceglie come partecipanti al gruppo, chi può beneficiare da questo tipo di terapia e chi può avere un influenza positiva sugli altri membri del gruppo. Terapia di gruppo: come funziona I membri del gruppo condividono con gli altri delle questioni personali che stanno vivendo. Un partecipante può parlare di eventi che lo hanno coinvolto nel corso della settimana, delle sue risposte a questi accadimenti, dei problemi che ha dovuto affrontare, etc. il partecipante può condividere i suoi sentimenti e pensieri in relazione a quanto gli è successo in precedenti sedute di gruppo, e può comprendere o ricollegarsi a punti espressi da altri membri o alle parole del terapeuta. Altri partecipanti possono reagire alle sue parole, dargli dei feedback, incoraggiarlo, dare supporto o criticarlo, o condividere i loro pensieri e sentimenti emersi in seguito alle sue parole. Gli argomenti delle sedute non sono predeterminati dal terapeuta, ma emergono spontaneamente dal gruppo. Il membro in gruppo sente che non è solo con il suo problema e che ci...
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Disturbo bipolare: sintomi, cause e come trattarlo al meglio

Avere alti e bassi è un’esperienza del tutto comune. Espressioni del tipo: mi sento fuori fase, sono proprio gasato, mi sento proprio giù denotano stati d’animo e polarità dell’umore diversi, comuni a tante persone. Il nostro umore varia sensibilmente a seconda del tempo, degli impegni, delle seccature e del momento. Anche se abbiamo la fortuna di possedere sicurezze materiali, affettive e spirituali, la vita di tutti noi  è caratterizzata da una continua instabilità che, anche se non ci colpisce direttamente, può interessare le persone che abbiamo intorno. A tutti noi è capitato di osservare che il nostro modo di pensare varia spesso a seconda dell’umore del momento; quando siamo felici, pensiamo in modo positivo, abbiamo più voglia di fare e sperimentare situazioni nuove, affrontiamo così gli ostacoli più facilmente. Viceversa, quando ci sentiamo scoraggiati o tristi, siamo spesso pessimisti: un senso d’ insoddisfazione imprigiona i nostri pensieri e ci fa dimenticare delle risorse e potenzialità a nostra disposizione. Tutto questo ha poco a che fare con i sintomi di quello che viene definito disturbo bipolare, in cui le polarità dell’umore sopra menzionate assumono le forme estreme della depressione profonda e dell’esaltazione maniacale. Talvolta il disturbo si presenta in modo meno marcato e crea minori difficoltà, così come nella ciclotimia. In questa sede mi limiterò a fornire alcuni spunti di riflessione su che cosa sia il disturbo bipolare e sulle possibili modalità di intervento. Sintomi del disturbo bipolare Le manifestazioni cliniche più evidenti del disturbo bipolare sono sicuramente gli episodi depressivi e quelli maniacali. Dal punto di vista clinico, è necessario che queste manifestazioni siano compresenti ma alternate e abbiano...
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Depressione in gravidanza: definizione, cause e sintomi.

Per depressione in gravidanza si possono intendere grosso modo due fenomeni che è utile distinguere: il primo è l’emergere di uno stato depressivo maggiore nel corso di una gravidanza. Con questo si intende uno stato psichiatrico che in modo più o meno evidente era presente prima della gravidanza. Su questo ci si può chiedere soprattutto quali sono i rimedi, se è possibile prendere dei farmaci e se questi danneggeranno il feto. Non essendo uno psichiatra non mi occupo di questo aspetto. il secondo fenomeno è invece l’emergere di uno stato depressivo, o anche di intensa tristezza o apatia, nel corso di una gravidanza. Qui mi occupo di questo: dei legami che ci possono essere tra gravidanza e l’emergere di sentimenti depressivi. Depressione in gravidanza: sintomi e fasi della gestazione A differenza della depressione post-partum, la depressione in gravidanza non gode di un riconoscimento ufficiale. Pertanto non sono stati individuati dei sintomi distintivi e specifici. I sintomi sono gli stessi che si possono riscontrare nelle diverse sindromi depressive. Inoltre, mentre la depressione post-partum è collegata ad un evento singolo e ben individuabile (il parto), la depressione in gravidanza si collega alla gestazione che nella sua durata attraversa diverse fasi, ognuna caratterizzata da specifici cambiamenti corporei e psicologici. Le 3 fasi della gravidanza Grosso modo si distinguono tre fasi, in base agli effetti che lo sviluppo del feto ha sullo stato mentale e della percezione del proprio corpo. 1) Dalla scoperta della gravidanza ai primi di 3 mesi di gestazione La prima fase coincide con i primi tre mesi. C’è molta variabilità tra le donne incinta sul momento in cui decidono...
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Fobia Sociale: oltre le solite definizioni

Che cos’è la Fobia Sociale? Per “fobia” si intende una paura irrazionale e immotivata verso una situazione esterna. La psicoanalisi ha visto in questo una proiezione all’esterno di angosce che sono invece interiori, con conseguenti condotte di evitamento. Cioè, come intuì Freud, e detto nel modo più semplice possibile: da un disagio personale non possiamo sfuggire, se lo mettiamo all’esterno possiamo evitarlo. Se cercate una definizione di fobia sociale (“paura di agire di fronte agli altri in modo imbarazzante…” etc.) o una descrizione della stessa (tipo: “le persone che provano tale disturbo…” etc.), potete trovare in internet un sacco di articoli ben fatti su questo. Io vorrei evitare di parlarne. Come sarebbe possibile evitare il sociale? Non è forse spesso più malata la società dell’individuo? Dove finisce l’individuo e dove inizia la società? Bisognerebbe parlare a lungo su queste domande senza riposta, e su dove stia la malattia, ma ciò di cui ci occupiamo non è la malattia, ma la persona, cioè un individuo che soffre. Poiché la fobia in questione riguarda un concetto così vasto come la “socialità” (che non basterebbe tutto lo spazio della rete per definirlo), mi offre l’occasione di parlare un po’ meglio di sintomo e malattia. Sintomo e malattia “Se sentiamo parlare un cinese, siamo portati a prendere le sue parole per un gorgoglio inarticolato. Chi capisce il cinese vi riconoscerà invece il linguaggio. Così, spesso, io non so riconoscere l’uomo nell’uomo.” L. Wittgenstein Pensieri diversi Iniziamo chiedendoci che cos’è una sofferenza mentale? Tutti in quanto uomini ne abbiamo una conoscenza almeno intuitiva, e sperimentiamo il disagio mentale ogni giorno. Ma quando è necessaria...