Bambini

Il trauma nei bambini

Gli effetti dei traumi sui bambini Fatta questa premessa, prepariamoci ad ascoltare cosa dicono gli studiosi sugli effetti dei traumi sui bambini. Gli studiosi hanno individuato conseguenze comuni a tutti i tipi di traumi, e conseguenze specifiche per i due tipi diversi di traumi: lo shock oppure il trauma ripetuto nel tempo.  QUATTRO CONSEGUENZE A TUTTI I TIPI DI TRAUMI Queste sono quattro conseguenze che si hanno nei bambini, comuni ad ogni tipo di trauma, che esso sia unico o reiterato nel tempo: 1) i ricordi del trauma sono rivissuti con intensità, visivamente o attraverso altre modalità percettive La tendenza a rivivere le immagini o, meno frequentemente, le sensazioni associate a uno o una serie di  eventi terribili è una caratteristica comune a tutti i disturbi dell’età evolutiva causati da traumi esterni. Si possono generare anche ricordi tattili, posturali o olfattivi, ma la tendenza a rivivere le immagini è quella dominante: queste possono essere stimolate da nessi associativi all’evento traumatico, ma a volte emergono spontaneamente. Anche bambini che all’epoca del trauma erano troppo piccoli e pertanto incapaci di ritenere, conservare o recuperare il ricordo completo e verbalizzabile, tendono a rivivere e a esprimere attraverso il gioco e il disegno rappresentazioni dettagliate delle loro passate esperienze. 2) i comportamenti ripetitivi Comportamenti e giochi ripetitivi sono manifestazioni frequenti del trauma circoscritto o prolungato. Con questi comportamenti viene rimesso in scena in modo automatico, inconsapevole e stereotipato alcuni aspetti dell’evento angoscioso (riattualizzazione del trauma). La riattualizzazione del trauma può presentarsi come singoli comportamenti, comportamenti ripetuti o risposte corporee. Comportamenti di questo tipo si possono osservare anche in bambini che hanno vissuto episodi...
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Quando i ragazzi vanno male a scuola

Perché i ragazzi fanno fatica a studiare? In questo articolo affrontiamo il tema della demotivazione allo studio che tanto preoccupa e angoscia i genitori, gli insegnanti e sicuramente gli stessi ragazzi. Demotivazione, da un lato, e scarso rendimento scolastico, dall’altro lato, producono anche una scarsa autostima. Cercheremo di capire che cosa succede quando si è impegnati in un compito di apprendimento e cosa significa studiare in modo strategico e quali sono gli effetti positivi che questo comporta. Stando all’esperienza degli psicologi scolastici, spesso gli insegnanti si lamentano che i loro alunni sono demotivati nei confronti degli impegni scolastici, non interessati alla scuola, ma la cosa che li stupisce maggiormente, che non riescono a spiegarsi, è che si tratta di alunni che sono capaci e dotati. La letteratura psicologica ci dice che si tratta di studenti che, se valutati con test di livello (WISC o WAIS), possiedono un funzionamento cognitivo nella media ma in fase di studio il loro rendimento non è consono rispetto alle potenzialità possedute. Non ci sono disturbi di apprendimento specifici e le difficoltà di apprendimento di questi alunni sono ascrivibili all’area del disturbo di apprendimento non specifico. Gli studi portati avanti nel campo della psicologia dell’apprendimento sostengono che in questi alunni i processi di monitoraggio e di controllo delle operazioni cognitive, ovvero i processi metacognitivi, risultano carenti (Cornoldi e al. 2001). Cosa succede quando si è impegnati in un compito di apprendimento? Iniziamo con il dire che studiare è un tipo di apprendimento intenzionale, intenzionalità e autoregolazione sono due caratteristiche dello studio. Gli studi condotti nel campo della psicologia cognitivista hanno evidenziato che quando una persona è impegnata in un compito di apprendimento mette in atto un proprio...
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Adhd: sintomi, diagnosi, cause e cure

Mi chiamo G. ho nove anni e frequento la quarta b. Odio la scuola. Le maestre mi mettono sempre dietro la lavagna. Quando sto in classe non riesco a stare attento e mi alzo sempre dal banco. Non so cosa ho, ma è più forte di me! Anche mamma e papà mi sgridano sempre. Non ce la faccio più, la mia vita è diventata un incubo! Come G. oggi ci sono molti bambini  che vivono la stessa situazione. Lavorando come psicologo scolastico, sempre più  frequentemente incontro docenti che mi inseguono nei corridoi della scuola chiedendomi disperatamente un consiglio per uno o più  bambini della loro classe. Questi alunni non riescono a stare seduti al banco, si dimenano continuamente sulla propria sedia, disturbano l’andamento delle lezioni, provocano i compagni,  non mantengono l’attenzione e la concentrazione su un compito per più di qualche minuto. Anche i genitori sono disperati. A casa il bambino ha un comportamento dirompente, ha difficoltà ad organizzarsi e a portare a termine i compiti; salta continuamente da una cosa all’altra, è distratto da cose o rumori per altri irrilevanti, parla incessantemente, non attende il proprio turno in una conversazione sparando le risposte prima che le domande siano state formulate. Deficit di attenzione e Iperattività: cosa è? Il DSM 5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali nella sua quinta edizione) racchiude i bambini con questo disagio nella categoria diagnostica dell’ADHD (Attention deficit hyperactivity disorder). Specifica che il disagio deve creare una compromissione del funzionamento sociale e scolastico per un periodo di almeno sei mesi. Specifica, inoltre, anche i sottotipi di ADHD: quello con disattenzione predominante quello con...

Ansia da Separazione nei Bambini: Sintomi e Interventi da Attuare

L’ansia da separazione è un vissuto che alcuni bambini sperimentano nel momento in cui sono alle prese con eventi che portano ad un allontanamento – seppur temporaneo – dalle figure di riferimento a cui sono legati affettivamente (il primo esempio che viene alla mente riguarda l’inserimento scolastico ma possono esserci molte altre occasioni per un bambino in cui può manifestarsi questa particolare reazione). L’ansia da separazione può comparire come reazione emotiva adeguata in un particolare stadio di sviluppo e crescita del bambino stesso. Essa infatti emerge nel momento in cui il bambino comincia a comprendere di essere un’entità separata e ben distinta dalle proprie figure di riferimento e nello stesso tempo acquista la consapevolezza che qualcosa o qualcuno continua ad esistere anche quando non è immediatamente visibile o raggiungibile (permanenza dell’oggetto). Perché l’ansia da separazione nei bambini possa divenire un vero e proprio disturbo (Disturbo d’Ansia da Separazione – D.A.S.) è necessario che i sintomi ad essa associati siano persistenti e comportino un disagio significativo o compromissione dell’area sociale e scolastica. I sintomi a cui si fa riferimento riguardano una gamma di preoccupazioni intense ed eccessive circa le persone care da cui il bambino si distacca (come la paura che possa loro accadere qualcosa di dannoso) e che, sul piano pratico, si traducono in riluttanza o rifiuto di andare a scuola o di prendere parte ad attività che prevedono l’assenza dei genitori. In particolare il pensiero preventivo della separazione può venire espresso dal bambino attraverso lamentele di sintomi fisici (mal di testa, dolori di stomaco, nausea o vomito). L’espressione “fisica” del disagio è l’unico mezzo a disposizione del bambino per segnalare uno stato interno di forte angoscia poiché non ha ancora gli strumenti per...
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Il Mio Bambino è Borderline? Disturbo Borderline nell’Infanzia

Prima di addentrarci nell’argomento, ci teniamo a specificare che ai bambini non può essere diagnosticato il Disturbo di Personalità Borderline poiché la loro personalità in continuo divenire. Dunque perché venga diagnosticato il Disturbo Borderline è necessario che il paziente sia un adulto, anche se giovane. Tuttavia è importante saper riconoscere determinati atteggiamenti “al limite” che potrebbero cristallizzarsi, compromettendo il benessere psichico del bambino. Di solito questi “segnali” vengono ravvisati dalla famiglia e dagli insegnanti che hanno difficoltà con l’organizzazione quotidiana e scolastica del piccolo. Quali comportamenti possono rappresentare un campanello d’allarme? Anzitutto bisogna prestare attenzione ai casi in cui un bambino sembra spesso incapace di gestire le proprie emozioni. Il saper gestire le proprie emozioni – e le conseguenti reazioni – è una capacità che il bambino apprende con l’esperienza quotidiana. Inquietante può divenire la frequenza con la quale il bambino reagisce perdendo il controllo di se stesso, esasperando le proprie reazioni emotive. Nello specifico, dei campanelli di allarme possono essere: frequenti scoppi di rabbia e di pianto non adeguati alla situazione; frequenti oscillazioni d’umore; incapacità di socializzare in modo adeguato: il bambino cerca di instaurare e mantenere relazioni esclusive per la paura – motivata o meno – di essere “abbandonato” oppure si mostra particolarmente incerto e timido verso gli estranei o, ancora, mostra uno spiccato sentimentalismo; dipendenza dall’approvazione altrui; irritabilità e intolleranza alla frustrazione accompagnate, spesso, da sensazioni di vuoto e perdita; comportamenti di evitamento rispetto a tutte le situazioni che potrebbero risultare frustranti; elevata reattività nei confronti degli stimoli e delle gratificazioni; gesti autolesivi o comportamenti autodistruttivi; stati dissociativi o idee paranoidi, soprattutto nei momenti di forte stress emotivo;  spiccati timore o aggressività; preferenza di...
ansia da prestazione scolastica

Ansia da Prestazione Scolastica

Da qualche tempo mio figlio non vuole più andare a scuola, le materie che prima lo interessavano adesso sembrano annoiarlo ed ha avuto un calo del rendimento. Che cosa può significare? Può accadere che, a ridosso di eventi particolari (separazione dei genitori, nascita di un fratellino/sorellina, lutti, trasferimento in una nuova struttura scolastica), un bambino possa incontrare difficoltà a svolgere i compiti e le attività che prima portava avanti senza particolari problemi. Può anche capitare che, poco prima di andare a scuola, quando è ancora a casa, lamenti sintomi fisici di varia natura che il genitore può interpretare come un capriccio. È possibile che, di fronte a forti cambiamenti esterni, il bambino inconsciamente assuma su di sé la responsabilità di dover soddisfare le aspettative dei genitori cercando di porsi come “elemento riparatore” che non arreca ulteriori delusioni ma al contrario fornisce soddisfazioni. Per questo motivo è fondamentale saper “leggere” in modo corretto questi segnali. Il bambino che manifesta sintomi tipici di ansietà e angoscia relativi alla scuola potrebbero essere affetti da ansia da prestazione scolastica. Affrontare l’Ansia da Prestazione Scolastica: i sintomi L’ansia da prestazione scolastica si manifesta, oltre che a livello psicologico-comportamentale, anche attraverso manifestazioni psicosomatiche. Tra i sintomi più evidenti ci sono: frequenti mal di testa mal di pancia vomito febbre Mentre tra quelli comportamentali, ricordiamo: pianti, tremori mente offuscata crisi di panico all’ingresso della classe e prima di partire per andare a scuola Perché non sottovalutare i segnali dell’ansia di prestazione scolastica Sottovalutare i sintomi dell’ansia da prestazione scolastica crea il rischio di instaurare un circolo vizioso in cui lo stato d’animo ansioso si somma una cattiva prestazione che accresce,...
suicidio in adolescenza

Cosa può Portare al Suicidio in Adolescenza?

Secondo i dati riportati nel 2004 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nelle civiltà occidentali il suicidio rappresenta la seconda causa di morte tra i giovani tra i 15 e i 29 anni. Non si deve però pensare che i giovani che commettono suicidio abbiano tutti dei disturbi psicologici. Anzi, chi lavora con adolescenti con condotte suicide ha rilevato che il suicidio in adolescenza non è questione di psicopatologia. Ci si potrebbe infatti aspettare di incontrare giovani molto sofferenti, ricchi di sintomi, depressi, sconfitti, ritirati e solitari. Questa è l’immagine che ci si può fare lavorando in strutture psichiatriche per giovani adulti dove si incontrano persone già sofferenti a causa di una psicopatologia molto grave che può condurli al gesto suicida. Tuttavia, nella maggior parte di altri casi, chi commette il suicidio non presenta in modo né evidente né conclamato un disturbo psichico. Il profilo sembra più quello di una persona dotata, con molte risorse e in grado di mostrarsi capace e funzionante. Il problema del suicidio in adolescenza ha a che fare con il processo di costruzione del senso di sé, del senso della propria solidità, sia in rapporto ad una definizione di sé e delle proprie scelte autonome ed indipendenti, sia in rapporto alle prime delusioni sentimentali ed identitarie che espongono ad intense sensazioni di auto-svalutazione (in termini tecnici: vulnerabilità narcisistica). Questa fragilità è fortemente e specificamente connessa all’adolescenza, una fase di sviluppo il cui compito evolutivo comporta: il raggiungimento di una nuova definizione dell’identità; il completamento del processo di separazione dai genitori attraverso l’individuazione di sé; la dolorosa rinuncia al mondo immaginario e illusorio dell’infanzia, durante la quale ciò che era immaginabile coincideva con ciò...
depressione in adolescenza

Depressione in Adolescenza

In questo articolo ci parliamo di depressione, concentrandoci in particolare su quella che può capitare durante l’adolescenza. Cos’è la Depressione La depressione è una condizione psicologica che può presentarsi in ogni età della vita ma in forme diverse. Esistono infatti diversi tipi di depressione che possono essere più o meno gravi. Così come è importante non confondere una condizione di lutto o tristezza con la condizione di malattia della depressione, è altrettanto importante riconoscere tempestivamente i possibili segnali della depressione, che a volte assume anche forme mascherate o nascoste (prive ad esempio di una condizione di tristezza). Come si fa allora a capire quando siamo in presenza di una depressione? Solo un professionista è in grado di farlo ed è anche in grado di distinguere tra diverse forme di malessere o di depressioni. E’ quindi importante in caso di dubbio poter fare una valutazione attenta e professionale, per poter riconoscere la malattia e poter approdare ad una cura adeguata. Come Capire se un Adolescente è Depresso Ci sono alcuni segnali però che ci possono aiutare a capire o intuire se il nostro dubbio sia fondato. Anche nell’adolescenza è importante  non confondere la condizione di depressione dalla dolorosa riflessione su di sé e il senso dell’esistenza che può essere comune in questa fase della vita. Possiamo provare ad elencare una serie di “segnali” che possono allertarci. Sono  indicazioni che prese isolatamente non ci dicono molto, ma il fatto di trovare assieme tre o più segnali è già più indicativo della possibilità di una condizione a cui porre attenzione. Ad esempio: una estrema tristezza come  in un lutto, l’isolamento, le anomalie...