La Claustrofobia

CLAUSTROFOBIA: COS’E’ La claustrofobia è la paura intensa e irrazionale dei luoghi chiusi. Se siete arrivati qui di sicuro avrete già scorso su altri siti, diversi elenchi di luoghi deputati a suscitare terrore in chi soffre di claustrofobia: ascensore, aerei, luoghi affollati, apparecchi per risonanza magnetica o tac, etc. Contrariamente a quanto si crede ciò che produce profondo disagio non è l’assenza di spazio di per sé, ma la ridotta possibilità di muoversi: ad esempio, il rimanere chiusi fuori su un balcone può suscitare lo stesso terrore del rimanere chiusi in ascensore. L’impossibilità di poter avere il controllo sul come e il quando muoversi evoca spesso fantasie di abbandono, di forte impotenza di non poter ricevere soccorso da nessuno. Non è pertanto una caratteristica fisica dell’ambiente: il fatto che lo spazio sia ridotto, che ci sia poca aria o una ridotta libertà di movimento; ma il fatto che questo spazio non sia sotto il pieno controllo della persona a suscitare la profonda ansia. In questione non è quindi l’oggettiva quantità di spazio oggettivo e vitale. Questo scenario dell’essere chiusi a chiave o intrappolati senza via di fuga permette ad una specifica e caratteristica convinzione delirante (si intende un’idea, anche realistica, che è impossibile mettere in discussione anche di fronte ad evidenze che la contraddicono) di prendere piede: “se rimango bloccato qui dentro (o fuori) nessuno mi verrà a soccorrere”. La persona può avere il telefonino a portata di mano, può essere in un ascensore all’interno di un luogo pubblico e affollato, ma niente, la convinzione che nessuno verrà a soccorrerlo in tempo, o comunque si interesserà a lui permane....
terapia di gruppo roma

La dipendenza affettiva

Dipendenza affettiva: Nell’accezione comune la dipendenza viene quasi sempre connotata in maniera negativa associando all’opposto l’indipendenza alla possibilità, per l’individuo, di non essere vincolato a nulla e perciò libero. In realtà, ognuno di noi fin dalla nascita è coinvolto in una relazione di dipendenza con le figure di riferimento primarie ed in particolar modo con la madre. Sarà in questa relazione, se positiva, che il bambino potrà sentirsi riconosciuto in ogni suo aspetto emotivo, senza dover aderire a modelli mentali inconsci genitoriali che nulla hanno a che fare con le reali sue caratteristiche. E’ proprio questa dipendenza a consentire innanzitutto la sopravvivenza e, successivamente, uno sviluppo sano per cui diventa possibile intrecciare, nel futuro, relazioni soddisfacenti basate su una “sana” dipendenza. Possono esserci però delle distorsioni rispetto ad un andamento di questo tipo, che possono portare a forme di dipendenza affettiva patologiche: “Dei buoni amici dissero a mia madre che io ero triste, che mi avevano visto pensieroso. Mia madre mi strinse a lei con un sospiro: “tu sei così gioioso, sei sempre così canterino! Possibile che tu ti lamenti di qualcosa?”. Aveva ragione lei (…) mia madre continuava a dirmi che io ero il più felice dei ragazzini. Come potevo io non crederle dato che questo era vero?” (J.P.Sartre) La citazione, tratta dalla autobiografia di Sartre, allude ad una sua esperienza infantile di sentirsi come irrilevante e trasparente nel mondo della propria madre, e inautentico, nella impossibilità di differenziare sé stesso dalle aspettative inconsce di lei. Viene descritta una relazione rigida, insomma, che non consente il riconoscimento e l’assimilazione della differenza e della molteplicità fra il mondo psichico della...

Lo stress lavorativo

Il vissuto della Depressione nello Stress Lavorativo e nella Sindrome del Burnout “Che stress! Mi sento depressa ed esaurita….. il lavoro è diventato un inferno…. non posso lasciarlo ma non ce la faccio più!!!” Nel linguaggio comune il termine stress indica uno stato di forte tensione emotiva e stanchezza, provato nello svolgere attività associate ai ruoli familiari, sociali e/o lavorativi. In breve, l’organismo risponde in maniera inappropriata a stimoli ritenuti stressanti –stressor – che, in altri periodi o individui, possono essere fronteggiati grazie alla capacità soggettiva di elaborazione e di adattamento alla situazione. Quando la pressione degli stressor è intensa e costante, si avvertono sintomi fisici (a carico dell’apparato cardiocircolatorio, gastrointestinale e del sistema immunitario, ecc) che psichici (crisi d’ansia, attacchi di panico, depressione, ecc.), con il desiderio di evitare la situazione fonte di malessere. Nello Stress Lavorativo, il ruolo e l’immagine personale sono minacciati da uno o più fattori tra i quali: la disoccupazione, la ricerca di un impiego, il contratto, la condizione del luogo (rumore, luminosità, condizioni igieniche, ecc..), il carico, la responsabilità, il riconoscimento del ruolo, la “sottoutilizzazione”, l’autonomia, il supporto dei colleghi (dal buon rapporto al mobbing) e del “capo” (dal rapporto soddisfacente al bossing). Ad esempio, nelle aziende dove vige una rigida struttura gerarchica e test periodici di valutazione, la persona lavora a stretto contatto con l’ansia in quanto sente di dover costantemente dimostrare qualcosa. L’uso dei computer facilita la sensazione di alienazione e di isolamento rispetto all’ambiente circostante. Le professioni nell’ambito socio-sanitario, che si occupano del disagio psichico e fisico, si trovano – con grande frustrazione e impotenza – a dover mettersi spesso...
mani che aiutano

Come aiutare una persona che non vuole farsi curare

  Come aiutare una persona che non vuole farsi curare Accade sempre più di frequente che la richiesta di terapia o di sostegno psicologico non venga formulata direttamente dalla persona portatrice del disagio bensì da una persona a lui legata da un vincolo sentimentale o da rapporti di parentela. Ciò accade perché la persona che dovrebbe formulare una richiesta di aiuto, non sente la necessità e/o il bisogno di rivolgersi ad uno specialista in quanto il disagio di cui è portatore è egosintonico, (un problema non è avvertito come tale, per esempio il giocatore d’azzardo compulsivo non sente di avere un reale problema) oppure perché non ripone fiducia nell’efficacia di un trattamento psicoterapeutico o ancora perché il disagio di cui soffre è così acuto da non consentirgli di occuparsene. Il professionista chiamato in causa non dal diretto interessato sembra così trovarsi di fronte ad una domanda paradossale: come posso aiutare una persona che non desidera farsi aiutare? Sappiamo bene che non è realistico poter dare un aiuto a colui che non ne fa richiesta ma nella nostra prassi ci sembra comunque importante poter dare uno spazio di ascolto per colui che si è fatto portavoce del malessere altrui in quanto spesso queste persone sono quelle che maggiormente risentono e si sovraccaricano di angosce relative al coniuge/familiare che sta male: un marito alcoolizzato o dedito al gioco d’azzardo, un figlio o un fratello tossicodipendente, una figlia che non vuole uscire di casa o che ha smesso di andare a scuola, una moglie gravemente depressa o un familiare affetto da una patologia organica di una certa importanza.       Tutte...
cervello

Le conseguenze psicologiche di infarto e ictus

  Infarto e Ictus, conseguenze psicologiche Eventi come un infarto acuto del miocardio o  come  un  ictus  mettono  a  rischio la  vita  delle persone che ne sono colpite e modificano improvvisamente la percezione di sé e le capacità fisiche e/o mentali. E’ necessario in questi casi  tenere conto degli aspetti emozionali, i vissuti, le paure, le rappresentazioni simboliche e i significati che la persona mette in atto per reagire a ciò che è accaduto. La depressione ad esempio è un evento molto frequente – più frequente che nella popolazione generale – in chi abbia sofferto, nel recente  passato,  di  un  evento  acuto cerebrovascolare (infarto e ictus).  Il  mancato  riconoscimento della depressione  può  condizionare negativamente il recupero funzionale, in una fase riabilitativa che rischia di essere parziale, incompleta e talora inefficace se non ci si rivolge alla complessità non solo somatica, ma anche emozionale e mentale, dell’individuo. Essere colpiti al cuore è essere colpiti nel centro del corpo, nel luogo dove immaginiamo  risiedere  il  nucleo della nostra persona, delle emozioni, della nostra funzione vitale. Essere  colpiti  al  cervello  è  essere  colpiti  nel  centro  del  pensiero,  della  nostra  autonomia, della nostra mente. Queste  consapevolezze  sono  presenti  in noi in maniera silenziosa, ma è proprio quando  veniamo  colpiti  che  improvvisamente realizziamo l’importanza di queste funzioni e la valenza che hanno per noi. Inoltre l’infarto e l’ictus  arrivano  all’improvviso. “Gli è preso un colpo”, si dice nel linguaggio comune. Questo ci mette improvvisamente in contatto con la morte, la fragilità, la finitezza, l’essere indifesi. Il modo in cui una persona si percepisce necessariamente cambia. A  questo  evento  vi  sono  diverse  reazioni e fasi...
Depressione nei bambini

La depressione nei bambini

“Sono preoccupata: la mia bambina è nervosa, capricciosa, piange spesso… mangia e dorme poco… è depressa?”.   Che cos’è la depressione? È un disturbo psicologico molto diffuso e si riferisce alla descrizione di stati sintomatici caratterizzati da un grave abbassamento del tono dell’umore, da un doloroso scoramento, dal venir meno della capacità di amare, dalla perdita dell’interesse per il mondo esterno, dall’inibizione e da un avvilimento del sentimento di sé. Viene articolata in vari disturbi depressivi che differiscono per il numero, la frequenza e la gravità dei sintomi riportati. La “depressione” è un termine molto in uso nel linguaggio comune e questo genera non poca confusione. Nei bambini preferiamo non adottarlo in quanto la loro personalità è in continuo divenire, ma resta fondamentale riconoscerne i sintomi: – lamentele somatiche (mal di testa, mal di pancia, dolori vari); – disturbi del comportamento (oppositivo-provocatorio e/o iperattività, irritabilità); – presenza (nel 60% dei casi) di sintomi d’ansia (generalizzata, di separazione, fobie, rifiuto scolastico); – tristezza spesso inconsolabile e assenza di curiosità; – disturbo del sonno ( risulta compromesso il ciclo sonno-veglia); – disturbi dell’alimentazione con relativo aumento/calo del peso; – agitazione o rallentamento psico-motorio visibile; – faticabilita’ e perdita di energia; – svalutazione di Sé con sentimenti di indegnità o colpa; – difficoltà nella concentrazione; – non rari i pensieri di morte. I sintomi hanno spesso un esordio insidioso, un andamento cronico – se non si interviene tempestivamente – e colpiscono 2 bambini su 100. Potremmo definirla lieve quando sono presenti alcuni sintomi e il bambino svolge le sue attività con fatica. Moderata quando sono presenti molti sintomi che impediscono alcune attività,...
psicologi-roma-nord-gruppo-clinico-roma

Psicologo Roma Nord: il tuo gruppo di professionisti

Se vivi a Roma, sei già a conoscenza delle tante difficoltà che incontrerai nel trovare uno psicologo che sia allo stesso tempo professionale, disponibile, e con un onorario equo, proporzionato e trasparente. Troppo spesso chi ha cercato un sostegno psicologico a Roma per sé, i propri figli o nella coppia, si è scontrato con una dura realtà: appuntamenti fissati a settimane di distanza, orari proibitivi, onorari spesso eccessivi e, peggio ancora, scarsa professionalità e sensibilità. Problematiche che incidono negativamente nel percorso di affidamento nei confronti di una figura, quella dello psicologo o della psicologa, che invece deve fondarsi in primis sulla fiducia del paziente. Cerchi uno Psicologo a Roma Nord? Ecco cosa ti offre il Gruppo Clinico Partiamo da un presupposto: il Gruppo Clinico è un Centro di Psicologia Clinica e Psicoterapia con studio a Roma Nord. Si tratta di una realtà fondata su 3 principi fondamentali: professionalità, empatia e trasparenza. E’ una struttura che si muove grazie alla passione e alla competenza di 6 psicologi e psicoterapeuti iscritti all’Albo e della figura del medico psichiatra sempre a disposizione per consulenze psichiatriche e sostegno nel trattamento farmacologico: dr. Emiliano Alberigi, Psicologo e Psicoterapeuta dr. Christian Giaccaglia, Psicologo e Psicoterapeuta dr. Simone De Persis – Psichiatra e Psicoterapeuta dott.ssa Claudia Liuzzi, Psicologa e Psicoterapeuta dott.ssa Antonella Presutti, psicologa e psicoterapeuta dott.ssa Ilaria Sassi, Psicologa e Psicoterapeuta Servizi di consulenza psicologia e psicoterapia Offriamo servizi di consulenza e sostegno sia in forma individuale che di gruppo, oltre al servizio di consultorio familiare. La competenza acquisita nel corso degli anni ci consente di offrire alti livelli di assistenza ad adulti, bambini, adolescenti e coppie. Il gruppo do...
consulenza-tecnica-d'-ufficio-separazione

CTP Roma: la consulenza tecnica nel giudizio di separazione

Nell’ambito della separazione giudiziale, nei casi in cui la coppia non è d’accordo sulle modalità della stessa, sia in termini economici che per ciò che concerne il regime di affidamento dei figli minori – secondo l’art. 61 del Codice di Procedura Civile – il Giudice può avvalersi di esperti (psicologi, psichiatri o pedagogisti) dotati di cognizioni scientifiche particolari che possano contribuire a chiarire degli aspetti cruciali che emergono durante il procedimento. La consulenza tecnica: CTU e CTP a Roma In tutti i Tribunali Civili e dei Minori, e pertanto anche al Tribunale di Roma, l’esperto designato dal Giudice viene definito Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) e lo assiste per i singoli atti – o anche per tutto il processo – fornendo in udienza, o in camera di consiglio, gli eventuali opportuni chiarimenti. In particolare il Giudice, attraverso la formulazione di quesiti – che verteranno su una richiesta di approfondimento su aspetti psicologici e relazionali delle parti, oltre a indicazioni su soluzioni possibili e auspicabili per la vita futura dei genitori e soprattutto della prole – incarica ed orienta il lavoro del CTU. Nella fase di nomina e formulazione dei quesiti viene concordato, fra Giudice e CTU, un termine per presentare la relazione finale che, a seconda dei casi, varia dai 30 ai 90 giorni. I consulenti tecnici di parte: CTP a Roma. Dopo la nomina dell’esperto CTU le parti, solitamente su indicazione dell’avvocato, possono nominare un CTP (Consulente Tecnico di Parte) che ha il compito di assistere alle operazioni peritali con il fine di garantire la tutela dei diritti del proprio cliente. Il CTP è uno psicologo iscritto all’Ordine ed il suo ruolo all’interno della consulenza, oltre a quello appena descritto, è quello di facilitare...
disturbo-ossessivo-compulsivo

Disturbo ossessivo compulsivo: ossessioni e compulsioni

Oggi vorrei parlare di ossessioni e ossessività, quel tratto caratteriale che, se preso in piccola dose, può essere valorizzato alla pari della precisione e minuziosità necessaria a essere apprezzati sul lavoro e in famiglia, ma se eccede ci fa sconfinare nell’ambito patologico, diventando fonte di grave sofferenza sia per la persona che ne è affetta sia per coloro che la circondano. Disturbo ossessivo compulsivo: figure tipiche La figura tipica, nell’immaginario collettivo della persona affetta da disturbo ossessivo-compulsivo, è quella di una persona che è presa in maniera eccessiva da rituali che si ripetono ostacolando in maniera significativa le normali attività quotidiane. Ad esempio lavarsi le mani ripetutamente, controllare “ossessivamente” che il gas sia spento, accertarsi che la porta di casa sia chiusa ecc. non sono che alcune, ma forse le più conosciute, forme che questo disturbo può assumere: un esempio cinematografico che rende l’idea di questa varietà si può ritrovare nel film “Qualcosa è cambiato” dove, quello che viene messo in evidenza, riguarda la “compulsione” del protagonista ad intrattenere relazioni con donne molto più giovani di lui, forse proprio per non dover pensare ed affrontare le angosce relative all’invecchiamento e alla morte. In effetti questa è una prospettiva del disturbo molto più attuale e meno “manualistica” del disturbo ossessivo-compulsivo. Così come ci sono persone che spendono moltissimo tempo ed energie per cercare di addivenire ad una soluzione o a una scelta, sentita come estremamente difficoltosa, tanto da rimanere imbrigliati nel processo decisionale senza poter mai giungere alla realizzazione dei propri desideri. Ossessioni e compulsioni: le differenze Anche se, per definizione, l’ossessione e la compulsione vengono associati (si parla infatti di disturbo ossessivo-compulsivo) in realtà è utile chiarire che, pur avendo la stessa funzione – in termini di economia psichica – esse...
scuola-difficile

Quando i ragazzi vanno male a scuola

Perché i ragazzi fanno fatica a studiare? In questo articolo affrontiamo il tema della demotivazione allo studio che tanto preoccupa e angoscia i genitori, gli insegnanti e sicuramente gli stessi ragazzi. Demotivazione, da un lato, e scarso rendimento scolastico, dall’altro lato, producono anche una scarsa autostima. Cercheremo di capire che cosa succede quando si è impegnati in un compito di apprendimento e cosa significa studiare in modo strategico e quali sono gli effetti positivi che questo comporta. Stando all’esperienza degli psicologi scolastici, spesso gli insegnanti si lamentano che i loro alunni sono demotivati nei confronti degli impegni scolastici, non interessati alla scuola, ma la cosa che li stupisce maggiormente, che non riescono a spiegarsi, è che si tratta di alunni che sono capaci e dotati. La letteratura psicologica ci dice che si tratta di studenti che, se valutati con test di livello (WISC o WAIS), possiedono un funzionamento cognitivo nella media ma in fase di studio il loro rendimento non è consono rispetto alle potenzialità possedute. Non ci sono disturbi di apprendimento specifici e le difficoltà di apprendimento di questi alunni sono ascrivibili all’area del disturbo di apprendimento non specifico. Gli studi portati avanti nel campo della psicologia dell’apprendimento sostengono che in questi alunni i processi di monitoraggio e di controllo delle operazioni cognitive, ovvero i processi metacognitivi, risultano carenti (Cornoldi e al. 2001). Cosa succede quando si è impegnati in un compito di apprendimento? Iniziamo con il dire che studiare è un tipo di apprendimento intenzionale, intenzionalità e autoregolazione sono due caratteristiche dello studio. Gli studi condotti nel campo della psicologia cognitivista hanno evidenziato che quando una persona è impegnata in un compito di apprendimento mette in atto un proprio...