Bambini

Il trauma nei bambini

Gli effetti dei traumi sui bambini Fatta questa premessa, prepariamoci ad ascoltare cosa dicono gli studiosi sugli effetti dei traumi sui bambini. Gli studiosi hanno individuato conseguenze comuni a tutti i tipi di traumi, e conseguenze specifiche per i due tipi diversi di traumi: lo shock oppure il trauma ripetuto nel tempo.  QUATTRO CONSEGUENZE A TUTTI I TIPI DI TRAUMI Queste sono quattro conseguenze che si hanno nei bambini, comuni ad ogni tipo di trauma, che esso sia unico o reiterato nel tempo: 1) i ricordi del trauma sono rivissuti con intensità, visivamente o attraverso altre modalità percettive La tendenza a rivivere le immagini o, meno frequentemente, le sensazioni associate a uno o una serie di  eventi terribili è una caratteristica comune a tutti i disturbi dell’età evolutiva causati da traumi esterni. Si possono generare anche ricordi tattili, posturali o olfattivi, ma la tendenza a rivivere le immagini è quella dominante: queste possono essere stimolate da nessi associativi all’evento traumatico, ma a volte emergono spontaneamente. Anche bambini che all’epoca del trauma erano troppo piccoli e pertanto incapaci di ritenere, conservare o recuperare il ricordo completo e verbalizzabile, tendono a rivivere e a esprimere attraverso il gioco e il disegno rappresentazioni dettagliate delle loro passate esperienze. 2) i comportamenti ripetitivi Comportamenti e giochi ripetitivi sono manifestazioni frequenti del trauma circoscritto o prolungato. Con questi comportamenti viene rimesso in scena in modo automatico, inconsapevole e stereotipato alcuni aspetti dell’evento angoscioso (riattualizzazione del trauma). La riattualizzazione del trauma può presentarsi come singoli comportamenti, comportamenti ripetuti o risposte corporee. Comportamenti di questo tipo si possono osservare anche in bambini che hanno vissuto episodi...
Gli eventi traumatici

Ricordi traumatici

Ricordi Traumatici Sogno o realtà? È accaduto realmente oppure no? È successo proprio a me, o l’ho soltanto visto accadere a qualcun altro? Come posso averlo dimenticato per tutti questi anni? Come può tornare in mente proprio ora? Sembra incredibile che degli eventi fortemente disturbanti, estremi per le emozioni che fanno vivere, possano venire dimenticati per tanti anni, oppure essere oggetto di dubbi così radicali. Eppure questo è proprio ciò che può accadere di fronte al tentativo di ricordare eventi traumatici. Infatti molto spesso le persone che hanno vissuto esperienze fortemente traumatiche hanno difficoltà nel ricordare gli eventi. Queste difficoltà non si manifestano solo o necessariamente con l’assenza del ricordo, ma anche in molti altri modi di cui ci occuperemo qui. Un primo orientamento per capirci qualcosa Poiché un’esperienza traumatica può condurre ad un’infinità di esiti, per orientarsi sarà necessario concentrarsi inizialmente agli effetti del trauma durante l’infanzia; sarà inoltre necessario distinguere le esperienze traumatiche in due grandi categorie, anche perché comportano effetti diversi anche sulle difficoltà nel ricordare o ricostruire gli eventi. Le due categorie sono molto semplicemente quella del trauma costituito da un singolo episodio, improvviso, inaspettato, il classico “shock” per intenderci, da un lato, e l’esperienza ripetuta in un tempo prolungato di eventi disturbanti, intensi e in qualche modo prevedibili (ad esempio l’abuso fisico o sessuale subito da una figura di riferimento e protratto negli anni). Consentitemi una pausa, anche solo per notare quanto sia difficile trattare questi temi abbandonando le comode sicurezze della comunicazione scientifica, fatte di categorie, cause e conseguenze, e immaginare di parlare a chi ha vissuto in prima persona delle esperienze traumatiche...
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I disturbi post traumatici nel terremoto

Il Terremoto nel bambino e nell’adulto: i Disturbi Post Traumatici – Seconda parte.  Come abbiamo visto nella prima parte, una scossa di Terremoto può divenire “traumatica” e di conseguenza scatenare l’insorgenza di sintomi penosi, ben descritti nel Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM IV). In questa seconda parte, affronteremo il Disturbo Post Traumatico da Stress e il Disturbo Post Traumatico Acuto da Stress mentre, nella terza parte, sarà illustrata la Depressione e l’Iperattività – come possibili “reazioni” al trauma – e cosa possiamo fare per affrontare tali disagi e superarli.   Disturbo Post Traumatico da Stress La persona è stata esposta ad un evento traumatico nel quale erano presenti entrambe le caratteristiche seguenti: 1) la persona ha vissuto, ha assistito o si è confrontata con un evento o con eventi che hanno implicato morte, o minaccia di morte, o gravi lesioni, o una minaccia all’integrità fisica propria o di altri 2) la risposta della persona comprendeva paura intensa, sentimenti di impotenza, o di orrore. Nei bambini questo può essere espresso con comportamento disorganizzato o agitato. L’evento traumatico viene rivissuto persistentemente in uno (o più) dei seguenti modi: 1) ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi dell’evento, che comprendono immagini, pensieri, o percezioni. Nei bambini piccoli si possono manifestare giochi ripetitivi in cui vengono espressi temi o aspetti riguardanti il trauma 2) sogni spiacevoli ricorrenti dell’evento. Nei bambini possono essere presenti sogni spaventosi senza un contenuto riconoscibile 3) agire o sentire come se l’evento traumatico si stesse ripresentando (ciò include sensazioni di rivivere l’esperienza, illusioni, allucinazioni, ed episodi dissociativi di flashback, compresi quelli che si manifestano al risveglio). Nei bambini piccoli possono manifestarsi rappresentazioni...

Claustrofobia: da dove arriva

CLAUSTROFOBIA: DA DOVE ARRIVA I diversi studiosi che si sono occupati di claustrofobia, hanno formulato alcune ipotesi. Ora non vi dovete immaginare dei dottori in camice bianco e occhiali che osservano grandi gruppi di persone claustrofobiche, che somministrano loro questionari, o applicano elettrodi alla testa alla ricerca di evidenze scientifiche. La scienza psicoanalitica si basa sull’ascolto di ciò che dicono i nostri pazienti. È un ascolto controllato e rigoroso, nel senso che chi ascolta è uno psicoanalista allenato a tollerare, circoscrivere o più semplicemente contemplare l’effetto della propria soggettività nell’ascolto dell’altro. Si tratta quindi di un’obiettività, se proprio di obiettività vogliamo parlare, piuttosto speciale; a parere di alcuni, degli psicoanalisti ovviamente, l’unica cui conta veramente affidarsi quando ci si occupa di aspetti così ineffabili quali l’interiorità e i legami tra le persone. Qui di seguito non esporrò in modo sistematico queste ipotesi, ma cercherò di operare una sintesi. L’intento è quello di suggerire in chi legge più domande che risposte perché lo scopo ultimo è quello di appropriarsi della propria claustrofobia di modo che non appartenga più ad un libro di psicopatologia ma ad un aspetto della propria persona. Questo, ovviamente, per far sì che possa tramutarsi in qualcos’altro che non sia solo il terrore dei luoghi chiusi. Prendete in considerazione l’esperienza di non riuscire ad esprimersi: non è forse quella una situazione in cui ci si sente imprigionati in un’emozione che non ci si sente liberi di comunicare in parole? Se il problema della claustrofobia fosse connesso alla possibilità di esprimere emozioni di cui si teme di perdere il controllo? Altro esempio è il timore verso i propri...

Il terremoto nei bambini

Il Terremoto nei Bambini  Prima parte: “Non so più cosa fare: dall’ultima scossa, mio figlio non è più lo stesso…  non dorme bene, ha paura di rimanere solo, è sempre nervoso, piange spesso e sembra inconsolabile….”.    Il Terremoto è un evento “naturalmente eccezionale”, imprevedibile e incontrollabile.  Maggiore è il sentimento della propria vulnerabilità, tanto sarà la portata traumatizzante. Per trauma intendiamo l’essenza dell’esperienza che è stata vissuta dalla persona con intensa paura e impotenza, che ha implicato morte, o minaccia di morte, o gravi lesioni, o una minaccia all’integrità fisica propria o altrui. Quando il bambino si trova ad affrontare una catastrofe naturale e la subisce, inevitabilmente da esterna diventa interna, in quanto egli ha ben compreso che esiste un “qualcosa di più potente” della volontà e possibilità degli adulti di salvarlo da un pericolo imminente, concreto e mortifero che può colpire non solo se stesso, ma anche i suoi genitori ritenuti – fino a quel momento – invincibili e immortali. Infondo il bambino subisce un “Terremoto psichico” percepito come conferma dei peggiori timori e dei fantasmi interni – come la realtà e l’imminenza della morte – dal momento che nessuno può garantirgli più alcuna protezione. Spiegare ad una bambino cos’è il Terremoto e le sue conseguenze – come la morte, la perdita, il crollo o l’inagibilità della casa nella quale è cresciuto, della scuola, ecc. – spiegare al bambino perché le sue abitudini e le sue attività quotidiane sono state stravolte, è per i genitori molto complicato, in quanto già costretti a destreggiarsi con i propri timori e angosce più profonde. Per questo è fondamentale informare preventivamente il...

La Claustrofobia

CLAUSTROFOBIA: COS’E’ La claustrofobia è la paura intensa e irrazionale dei luoghi chiusi. Se siete arrivati qui di sicuro avrete già scorso su altri siti, diversi elenchi di luoghi deputati a suscitare terrore in chi soffre di claustrofobia: ascensore, aerei, luoghi affollati, apparecchi per risonanza magnetica o tac, etc. Contrariamente a quanto si crede ciò che produce profondo disagio non è l’assenza di spazio di per sé, ma la ridotta possibilità di muoversi: ad esempio, il rimanere chiusi fuori su un balcone può suscitare lo stesso terrore del rimanere chiusi in ascensore. L’impossibilità di poter avere il controllo sul come e il quando muoversi evoca spesso fantasie di abbandono, di forte impotenza di non poter ricevere soccorso da nessuno. Non è pertanto una caratteristica fisica dell’ambiente: il fatto che lo spazio sia ridotto, che ci sia poca aria o una ridotta libertà di movimento; ma il fatto che questo spazio non sia sotto il pieno controllo della persona a suscitare la profonda ansia. In questione non è quindi l’oggettiva quantità di spazio oggettivo e vitale. Questo scenario dell’essere chiusi a chiave o intrappolati senza via di fuga permette ad una specifica e caratteristica convinzione delirante (si intende un’idea, anche realistica, che è impossibile mettere in discussione anche di fronte ad evidenze che la contraddicono) di prendere piede: “se rimango bloccato qui dentro (o fuori) nessuno mi verrà a soccorrere”. La persona può avere il telefonino a portata di mano, può essere in un ascensore all’interno di un luogo pubblico e affollato, ma niente, la convinzione che nessuno verrà a soccorrerlo in tempo, o comunque si interesserà a lui permane....